Alfonso Signorini porco e maiale, le parole di Corona

Quando la visibilità diventa merce e nessuno vuole guardare davvero

L’ultimo video di Fabrizio Corona non è solo l’ennesima sparata di un personaggio che vive di eccessi, ma un attacco frontale a un intero ecosistema mediatico che da anni fa finta di essere pulito mentre puzza di compromessi lontano un chilometro. Il bersaglio diretto cari Ignoranti è Alfonso Signorini, ma chi si ferma al nome sbaglia completamente fuoco. Qui non si parla solo di una persona, ma di un meccanismo marcio che Corona decide di sbattere in faccia a tutti con la solita delicatezza di una mazzata.

La questione è semplice solo in apparenza. Corona sostiene che esistano dinamiche in cui giovani adulti, affamati di fama, siano disposti a mettersi in situazioni ambigue pur di ottenere spazio, visibilità, inviti, agganci. Non parla di minori, non parla di reati accertati, non porta prove giudiziarie. Parla di scambi di potere, di un mercato non scritto dove la moneta non è solo il talento ma anche la disponibilità. Ed è proprio qui che la gente va in corto circuito, perché fa comodo indignarsi sul nome ma non sul sistema.

Il punto che manda tutti in crisi è uno solo: quel sistema esiste davvero. Non serve essere complottisti o seguaci di Corona per capirlo. Chiunque abbia messo anche solo un piede nel mondo dello spettacolo sa che la visibilità non cade dal cielo e che spesso viene concessa, non meritata. Quando Corona dice che alcuni ragazzi “si vendono” per un po’ di fama, usa un linguaggio brutale, sporco, volutamente provocatorio, ma sta descrivendo una realtà che molti fingono di non vedere. Ed è qui che il suo discorso diventa scomodo, perché costringe tutti a guardare una verità che rompe il giocattolo.

Detto questo, c’è una linea che non va confusa. Criticare un sistema è una cosa. Trasformare quella critica in un’accusa personale, senza atti ufficiali, senza denunce, senza procedimenti, è un’altra. Al momento non esiste nessuna accusa formale, nessuna indagine, nessuna verità giudiziaria che coinvolga Signorini. E questo non è un dettaglio da poco, è il confine netto tra opinione e responsabilità legale. Chi lo ignora sta solo cercando il linciaggio facile.

Corona però gioca proprio su questo filo. Lui non è un magistrato, non è un giornalista d’inchiesta classico, è un demolitore mediatico. Il suo obiettivo non è dimostrare, ma smuovere, creare caos, costringere tutti a parlare di ciò che normalmente viene sepolto sotto il tappeto. E infatti il vero colpo non è contro Signorini, ma contro l’ipocrisia di un ambiente che si professa inclusivo, progressista, moderno, mentre dietro le quinte funziona ancora come una fottuta corte rinascimentale fatta di favori, silenzi e sorrisi di circostanza.

C’è anche un altro elemento che molti fingono di non capire: il ruolo di chi accetta. Corona insiste sul fatto che alcuni ragazzi maggiorenni scelgono consapevolmente di entrare in certi giochi. È un discorso scomodo perché sposta una parte della responsabilità anche su chi, pur di emergere, accetta compromessi discutibili. Non è vittim blaming automatico, è una riflessione dura su quanto la fame di successo possa portare a svendersi l’anima senza nemmeno rendersene conto. E questo, che piaccia o no, è un problema culturale enorme.

Allora ha ragione Corona? La risposta non è bianca o nera. Ha ragione quando dice che il mondo dello spettacolo non è una favola, che la fama è potere e il potere viene usato. Ha ragione quando smonta la narrativa finta del “solo talento e lavoro duro”. Ha ragione quando fa incazzare tutti, perché chi si incazza di solito ha qualcosa da difendere. Ma non ha ragione se pretende che la sua parola diventi una sentenza, se personalizza senza prove, se trasforma una critica sistemica in una colpa individuale.

Questa vicenda, più che uno scandalo, è uno specchio. Uno specchio che riflette un sistema dove la visibilità è una droga, i giovani vengono sedotti dall’idea di scorciatoie e chi sta in alto finge di non sapere come funziona davvero il gioco. Corona urla, esagera, teatralizza, ma il motivo per cui la gente lo ascolta è semplice: perché dice cose che molti pensano e nessuno ha il coraggio di dire ad alta voce.

E voi Ignoranti, la domanda resta lì, scomoda come un pugno nello stomaco: il problema è davvero chi urla queste cose o un sistema che esiste solo perché tutti fanno finta di non vederlo?

Chi si comporta da porco maiale spesso grugnisce di moralità, ma è il primo a rotolarsi nel fango quando sente odore di potere.

Donovan Rossetto

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