Cordovado, barbiere rimuove i biglietti da visita di un blogger: “Mi hanno detto che forse non erano legali”

Da un semplice biglietto da visita nasce una riflessione sulla libertà di informare e su quanto sia facile creare dubbi senza conoscere davvero la legge

A volte basta un semplice biglietto da visita per aprire una discussione che va ben oltre un bancone da barbiere.

È quello che mi è successo nei giorni scorsi a Cordovado, dove avevo lasciato tre biglietti da visita all’interno di un barbiere del paese, con il consenso del titolare. Un gesto normalissimo: il mio nome, la dicitura “The Journalist”, il numero di telefono e il sito donovanrossetto.it, attraverso il quale mi occupo di cronaca locale e raccolgo segnalazioni da parte dei cittadini.

Quando sono tornato nel locale, però, quei biglietti non c’erano più.

Alla mia domanda sul perché fossero stati rimossi, mi è stato risposto che sarebbero stati tolti dopo il consiglio di una persona in divisa che avrebbe detto che, forse, non era del tutto legale lasciarli esposti.

Una frase che mi ha lasciato sinceramente perplesso.

Sia chiaro: il titolare di un’attività privata è assolutamente libero di decidere se esporre o meno materiale informativo all’interno del proprio locale. Su questo non c’è alcuna discussione.

Il punto, però, è un altro.

Perché far passare il messaggio che un semplice biglietto da visita di un blogger possa essere illegale, senza indicare quale norma lo vieterebbe, rischia di creare un equivoco che non trova riscontro nella legge.

I miei biglietti non pubblicizzavano attività abusive, non vendevano prodotti, non contenevano messaggi ingannevoli.

C’era semplicemente il mio nome, i miei recapiti e il mio sito internet.

In pratica, lo stesso contenuto che compare sui biglietti da visita di migliaia di professionisti, artigiani, fotografi, consulenti e imprenditori.

Per questo motivo mi sono informato.

Ad oggi non esiste alcuna norma che vieti a un blogger o a chi gestisce un sito di informazione di lasciare un proprio biglietto da visita in un’attività commerciale, naturalmente con il consenso del titolare.

La vicenda, quindi, mi ha fatto riflettere su un altro aspetto.

Quanto è facile etichettare qualcosa come “forse non legale” senza conoscere realmente la normativa?

Le parole hanno un peso.

Perché quando davanti ad altre persone si lascia intendere che qualcuno possa stare facendo qualcosa di illecito, anche solo con un “forse”, si rischia di danneggiarne l’immagine.

È un principio che dovrebbe valere per tutti.

Sarebbe come entrare in un’attività e dire ai clienti: “Secondo me questo esercizio forse non è in regola”, senza avere alcuna prova.

Nessuno lo riterrebbe corretto.

Allo stesso modo, prima di affermare che un comportamento possa essere illegale, sarebbe opportuno conoscere davvero la legge.

Io continuerò a fare ciò che faccio da anni: raccontare il territorio, ascoltare le persone e raccogliere segnalazioni.

Perché l’informazione locale vive anche grazie ai cittadini e al dialogo con chi ogni giorno osserva ciò che accade nel proprio paese.

Se un commerciante decide di non esporre i miei biglietti da visita, rispetto pienamente la sua scelta.

Ma credo sia giusto fare chiarezza quando si lascia intendere che un comportamento perfettamente lecito possa essere qualcosa di diverso.

L’informazione, soprattutto quella locale, ha bisogno di confronto, non di paure nate da semplici supposizioni.

Un biglietto da visita può essere tolto da un bancone. Le idee, fortunatamente, no.

Donovan Rossetto

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