Aprile 25, 2024

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Venezia: richiesta di condanna a 10 anni per la donna che tagliò i genitali a l’ex marito

A Venezia, un caso giudiziario di particolare gravità ha portato il pubblico ministero Laura Villan a richiedere una condanna a 10 anni di reclusione per una donna accusata di avere evirato il proprio ex marito.

Il drammatico evento, avvenuto il 12 agosto dell’anno scorso, vede al centro due cittadini di origine etiope: lei, una 33enne residente a Tivoli attualmente in carcere, e lui, un 44enne residente a Marghera.

La controversia tra le parti riguarda l’episodio di aggressione verificatosi nell’appartamento dell’uomo a Marghera, con narrazioni divergenti su quanto accaduto. Secondo la donna, l’azione fu una reazione alla paura di essere uccisa dall’ex marito, sostenendo di aver agito in difesa afferrando un coltello durante un massaggio. L’uomo, invece, racconta una storia completamente diversa, affermando che l’attacco avvenne dopo che la donna gli propose un rapporto sessuale riappacificatorio, per poi ferirlo con una lama.

Il PM Villan, appoggiandosi alla credibilità della versione dell’uomo e sottolineando le contraddizioni nel racconto della donna, ha sostenuto l’accusa di lesioni personali gravissime aggravate dalla permanenza del danno. Questo aspetto è stato enfatizzato data la previsione di un progressivo indebolimento dell’organo sessuale dell’uomo, nonostante un delicato intervento chirurgico.

Il Tribunale di Venezia, presieduto da Francesca Zancan, ha deciso di rinviare la sentenza a mercoledì prossimo, aspettando un’ulteriore perizia che chiarisca meglio l’entità del danno e le sue conseguenze, anche in termini di capacità procreativa. Potrebbe essere selezionato come perito il chirurgo che operò l’uomo subito dopo l’aggressione.

In aula, il difensore della donna, l’avvocato Paolo Polato, ha messo in luce la difficile situazione psicologica della sua assistita, segnalando precedenti maltrattamenti subiti dall’ex marito e lo stress legato alla scomparsa della figlia in Etiopia. Polato ha chiesto che il reato sia derubricato a lesioni gravi, considerando il danno effettivamente arrecato.

Questa complessa vicenda giudiziaria, ancora in attesa di una conclusione definitiva, risalta per le sue profonde implicazioni emotive, legali e mediche, con la corte che cerca di bilanciare le testimonianze contrastanti e la gravità delle accuse con una valutazione accurata del danno fisico inflitto.

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