Da un incendio senza vittime a una fogna di razzismo, auguri di morte e disumanità
A Pordenone, nell’oratorio di Vallenoncello, durante una festa organizzata da donne musulmane con famiglie e bambini presenti, è scoppiato un incendio che ha costretto all’evacuazione di circa 300 persone. Secondo le ricostruzioni, le fiamme sarebbero partite da una zona esterna adibita a deposito. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, carabinieri e sanitari. Fortunatamente non ci sono stati morti, ma alcune persone hanno riportato lievi intossicazioni da fumo. I primi ad accorgersi del pericolo sarebbero stati proprio dei bambini, che hanno dato l’allarme gridando: “Mamma, c’è fumo”.
E fin qui, dovrebbe essere una semplice notizia di cronaca. Una di quelle che ti fanno tirare un sospiro di sollievo perché nessuno è morto. Una di quelle dove pensi: “Meno male che i bambini stanno bene”.
Invece no.
Perché sotto quel post pubblicato dal Il Gazzettino e condiviso sui social, si è aperta una cloaca umana che fa venire il vomito. Una sfilata di commenti che non hanno nulla a che vedere con opinioni politiche, libertà di pensiero o “eh ma ormai non si può più dire niente”. No. Qui si parla di odio puro. Di persone che davanti a famiglie evacuate da un incendio hanno pensato bene di scrivere frasi come:
“Finalmente una notizia bella.”
“Nessun morto? Peccato.”
“Dio li ha puniti.”
“Non hanno pregato abbastanza.”
“Prove tecniche del prossimo attentato.”

E poi ancora insulti, razzismo becero, inviti impliciti alla violenza e il solito circo di ignoranza travestita da “commento ironico”.
La cosa più inquietante non è nemmeno il singolo commento. È la normalità con cui vengono scritti. Gente con nome e cognome, profili pubblici, foto di famiglia, magari figli, magari nipoti. Persone che probabilmente la mattina salutano il vicino col sorriso e la sera augurano la morte a dei bambini sotto un post Facebook.
E sì, uno dei commenti più disgustosi arriva da un uomo identificabile pubblicamente come Gino Vianello di Venezia, autore del “Nessun morto?… peccato.” Una frase che non è “black humor”. Non è satira. Non è rabbia. È disumanità allo stato puro.
Qui bisogna dirlo chiaramente: quando arrivi a dispiacerti perché non ci sono morti in un incendio dove erano presenti famiglie e bambini, il problema non sono più “gli stranieri”, “i musulmani”, “la sinistra” o qualunque altra etichetta da bar che certa gente usa per sentirsi furba. Il problema sei tu.
Perché se davanti a un’emergenza la tua prima reazione è sperare che qualcuno bruci vivo, allora hai perso completamente il contatto con l’umanità.
Ed è assurdo vedere come certa gente si riempia la bocca di “valori occidentali”, “tradizioni cristiane”, “rispetto”, mentre scrive robe che farebbero rabbrividire qualunque persona con un minimo di coscienza. Alcuni parlano di Dio, karma, punizioni divine… ma quale Dio dovrebbe applaudire chi ride davanti a dei bambini terrorizzati dal fumo?
Questa non è religione. Non è politica. Non è nemmeno rabbia sociale. È odio tossico alimentato dai social, dalla frustrazione e da anni di propaganda urlata dove il diverso diventa automaticamente il nemico da odiare anche quando sta semplicemente festeggiando in un oratorio.
E c’è un’altra cosa da dire, senza girarci attorno: un oratorio che apre le porte a una festa di donne musulmane sta facendo esattamente quello che dovrebbe fare una comunità civile. Accogliere. Creare contatto. Far convivere persone diverse senza trasformare ogni differenza in una guerra santa da tastiera. Ma evidentemente per certi individui la convivenza è un problema. Preferiscono vivere nella paranoia costante, nell’idea che chiunque abbia una religione diversa sia automaticamente un terrorista, un invasore o una minaccia. E così anche un incendio accidentale diventa il pretesto per vomitare odio etnico e religioso.
Il punto è che questi commenti non restano online nel vuoto cosmico. Li leggono tutti. Li leggono i figli. Li leggono le persone coinvolte. Li leggono ragazzi musulmani nati in Italia che magari parlano veneto meglio di chi li insulta. Li leggono bambini che iniziano a capire che c’è gente che li vorrebbe morti solo per il loro nome o la loro fede. E poi ci chiediamo perché il clima sociale stia diventando sempre più tossico.
I social hanno dato voce a tutti, ed è giusto così. Ma hanno anche tolto la vergogna. Una volta certe frasi le sussurravi al bar tra quattro disperati. Oggi le scrivi pubblicamente sperando pure nei like.
La verità è che l’incendio di Vallenoncello si è spento in fretta. Quello che continua a bruciare davvero è il livello di cattiveria che ormai certe persone mostrano senza alcun freno. E no, non basta liquidare tutto con “sono boomer su Facebook”. Troppo comodo. Perché dietro quei commenti ci sono persone reali. Persone che votano, lavorano, educano figli, vivono in mezzo agli altri.
Ed è questo che fa paura sul serio.

