Giugno 14, 2024

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Il Comune gli chiede l’IMU arretrata, lui paga 12mila euro. Poi si scopre che non doveva, ma i soldi non tornano indietro

PORDENONE – «Cosa penso dell’amministrazione comunale di Pordenone? Che non ha il minimo rispetto dei cittadini e – almeno con me – si sono comportati male. Non solo i rappresentanti politici, ma anche i dirigenti del Comune». Queste le parole di Claudio Mecchia, cittadino di Pordenone da sempre, che si è trovato al centro di una vicenda che, secondo lui, dimostra il disinteresse dell’amministrazione verso i suoi cittadini. Anche il giudice della Corte di Giustizia di Primo grado ha criticato l’amministrazione comunale, pur dando ragione al Comune sul merito della questione.

L’IMU NON PAGATA

La famiglia Mecchia possiede una casa a Pordenone e un mini appartamento a Lignano, dove risiede la moglie, mentre Claudio vive a Pordenone.

Questa situazione abitativa, se giustificata, permetteva di non pagare l’IMU su nessuna delle due case, essendo entrambe considerate come prime case, una prassi legittimamente tollerata sia dai Comuni che dall’Agenzia delle Entrate.

Tuttavia, una sentenza della Cassazione ha stabilito che una famiglia ha diritto a una sola detrazione, spingendo alcuni comuni a richiedere i pagamenti arretrati dell’IMU. Il Comune di Lignano non ha inviato richieste, ma Pordenone ha chiesto il rimborso degli ultimi cinque anni, per un totale di oltre 12 mila euro.

IL CONTRORDINE

Claudio Mecchia, pur cercando di evitare il pagamento a causa della cifra elevata, ha alla fine deciso di pagare.

Poco dopo, una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che i coniugi possono vivere in due case separate senza dover pagare l’IMU su entrambe. Mecchia è quindi tornato in Comune per chiedere spiegazioni, ma un dirigente gli ha risposto che, se avesse fatto causa per la restituzione, avrebbe perso e dovuto pagare anche le spese legali. Senza ottenere risposte dagli amministratori, Mecchia, assistito dall’avvocato Pierfrancesco Scatà, ha intrapreso un ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria per riavere i soldi pagati.

LA SENTENZA

Nel frattempo, i termini per presentare il ricorso sono scaduti, ma l’avvocato Scatà ha comunque deciso di procedere. Anche se la Corte di Giustizia non ha accolto il ricorso, ha criticato l’operato del Comune, sottolineando che non annullare il pagamento in autotutela ha comportato il rischio di oggettive disparità di trattamento con altri contribuenti.

Inoltre, ha dichiarato che il Comune non ha fatto un buon uso dell’autotutela. Nonostante queste critiche, il Comune non ha inteso restituire i soldi.

“C’è qualcosa di profondamente ingiusto nel chiedere a un cittadino di pagare per un errore che non ha commesso, e ancor più nel rifiutarsi di restituire quanto non doveva essere pagato.”

Donovan Rossetto
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