Come fare la licenza di pesca sportiva in Friuli senza perdere la testa

Una guida ironica e realistica nella burocrazia più assurda d’Italia

Chi pensa che la pesca sia un hobby tranquillo non ha mai provato a farla in Friuli Venezia Giulia. Qui il problema non è catturare i pesci, ma riuscire ad avere il permesso per buttarci l’amo. Una trafila infinita di moduli, tasse, esami e uffici che sembrano aperti solo in mondi paralleli. Il Friuli è la regione in cui la pazienza del pescatore non serve al lago o al fiume, ma davanti al computer.

Primo passo: affrontare il sito ufficiale

Il viaggio comincia dal sito della Regione, che in teoria dovrebbe spiegarti tutto. In pratica sembra un sito fatto nel 2005 e mai più aggiornato. Link che non funzionano, regolamenti scritti in linguaggio burocratico, pagine che si contraddicono tra loro. Per registrarsi servono nervi d’acciaio e la pazienza di un santo. Se riesci a completare la procedura, ti senti un hacker che ha appena violato un server governativo.

Secondo passo: l’esame fantasma

Una volta registrato, scopri che per pescare serve un esame. Sì, in Friuli devi studiare per pescare. Dove trovare il materiale di studio? Bella domanda. Ufficialmente “c’è online”, ma nessuno sa dove. Alcuni dicono di averlo ricevuto per mail, altri hanno trovato vecchi PDF passati sottobanco da amici pescatori. Il bello è che gli esami si tengono pochissime volte l’anno, uno ad esempio a novembre. Quindi se ti viene voglia di pescare a giugno, arrangiati.

Terzo passo: pagare, e continuare a pagare

Per fare l’esame non basta studiare: prima devi sganciare circa 100 euro tra tasse e marche da bollo. Superi l’esame? Bravo, ma non hai finito. Devi comunque pagare altri 100 euro per la licenza annuale. E qui arriva la genialata: la licenza non dura 12 mesi reali, ma scade sempre a dicembre. Quindi se paghi a novembre 2025, non ti scade a novembre 2026 come avrebbe senso, ma a dicembre 2025. In pratica ti fotti da solo, perché loro fanno i calcoli in maniera assurda. Ti ritrovi a spendere una cifra piena per avere un mese scarso di pesca.

Quarto passo: la scorciatoia da 20 euro

Ed ecco la parte surreale. Tutto questo casino si può aggirare semplicemente pagando 20 euro ogni volta che vuoi andare a pescare. Nessun esame, nessuna scadenza strana, nessun ufficio da cercare. Paghi, stampi e sei a posto. A quel punto ti chiedi perché mai uno dovrebbe buttare via tempo e soldi per un esame.

Quinto passo: la leggenda dell’app

La Regione parla di una fantastica app collegata a PagoPA per pagare direttamente dal telefono. Il problema è che nessuno l’ha mai vista. Sembra più una leggenda metropolitana che una vera applicazione: tutti ne parlano, ma nessuno l’ha scaricata.

Sesto passo: contattare gli uffici

Provi a mandare una mail per chiarire i dubbi? Buona fortuna. Potresti anche scrivere dieci volte, nessuno ti risponde. Provare a telefonare? Su Google il numero è sbagliato. Cercare l’indirizzo? Pure quello a volte non corrisponde. La sede di Pordenone, per esempio, sembra esistere solo in teoria: sulla carta c’è, nella realtà è chiusa quasi sempre.

E in Veneto come funziona?

Qui viene da ridere, o da piangere se vivi in Friuli. In Veneto la pesca è semplice e accessibile. Bastano 50 o 60 euro all’anno, fai due pagamenti e sei regolare. Nessun esame, nessuna trafila, nessuna scadenza truffaldina. Se sei minorenne, addirittura non serve niente. Prendi la canna, vai al fiume e sei già pronto.

Il verdetto finale

Il Friuli rende la pesca un percorso a ostacoli burocratici, dove la vera prova non è prendere il pesce ma resistere allo stress dei moduli e delle tasse. Il Veneto invece la considera per quello che è: un hobby, un piacere, un’attività rilassante. Due regioni confinanti, due mondi opposti.

Se vuoi pescare in pace, il Veneto ti accoglie a braccia aperte. Se vuoi un’avventura kafkiana, il Friuli ti aspetta con modulistica e marche da bollo.

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