Pitbull Narcos ucciso ad Ancona davanti alla padrona

La città esplode di rabbia contro un’ingiustizia che non si dimentica

Un colpo che ha spento una vita

Narcos non era solo un cane, era un compagno, un fratello a quattro zampe, un pezzo di anima. E invece ad Ancona, in un parco tra via Osimo e via Senigallia, è stato fatto fuori a colpi di pistola da un agente di polizia durante un controllo antidroga.

Una scena del cazzo che resterà impressa per sempre: la padrona lì, impotente, e il corpo di Narcos steso per terra come fosse spazzatura. Un animale che dava amore trasformato in un bersaglio.

La versione della questura

Gli sbirri raccontano la loro fiaba: durante il controllo un ragazzo avrebbe cercato di liberarsi di tre dosi di hashish. Narcos, secondo loro, sarebbe scattato contro gli agenti, ringhiando e mostrando i denti. A quel punto uno ha tirato fuori la pistola e ha sparato per “difendersi”. La classica scusa da manuale. Il problema? Due colpi esplosi in un parco, davanti a gente, davanti a una ragazza che urlava. Questo non è difendersi, è perdere il controllo e far fuori la prima creatura che capita.

La voce della padrona

Ilaria Sosa Gomez, 20 anni, dominicana, la padrona di Narcos, dice chiaramente un’altra verità. Secondo lei il cane era legato con una catena alla panchina. Quando la polizia è arrivata si è agitato, la catena si è spezzata e lei è corsa a prenderlo per il collare. Era a pochi metri dall’agente, lo stava fermando. Nonostante questo, il poliziotto ha sparato due colpi: uno al collo, uno al corpo. Altro che difesa: è stata un’esecuzione davanti a una ragazza disperata. E chiunque abbia mai avuto un cane lo sa: serve calma, serve sangue freddo, non cazzo di piombo nelle vene di un animale innocente.

La rabbia della città

La morte di Narcos ha fatto incazzare tutti. Associazioni animaliste, cittadini, perfino chi non sopporta i pitbull sta dicendo che questa roba non è giustificabile. Sit-in, proteste, richieste di sospendere l’agente: la città è una polveriera. Perché se ammazzi un cane così, chi ci dice che domani non ti giri e spari anche a una persona “perché ti sembrava minacciosa”? Questa storia non è solo la fine di un pitbull: è un campanello d’allarme sul potere incontrollato e sulla totale mancanza di buon senso.

Un’ingiustizia che pesa come un macigno

Narcos non tornerà indietro. La sua padrona porterà addosso un trauma che non la lascerà mai, e la comunità dovrà convivere con l’amara sensazione di vivere in un posto dove la vita di un animale vale zero di fronte alla pistola di un agente.

Cazzo, non è accettabile. Non è tollerabile. E se lasciamo passare questa merda senza fiatare, domani potrebbe capitare a chiunque di noi.

E voi Ignoranti, quanto ancora siamo disposti a farci prendere per il culo da chi giustifica le proprie cazzate con la parola “autodifesa”?

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