Banfy, Bam Bam e il corto circuito del plagio, quando prendi una vibe e poi fai il paladino del copyright
Negli ultimi giorni il nome di Banfy è finito al centro di una polemica che sta facendo parecchio rumore online, soprattutto su TikTok, Discord e nei circuiti musicali indipendenti. Al centro della questione c’è Bam Bam, una canzone che per molti ascoltatori non “ricorda” semplicemente un altro brano, ma suona praticamente identica a una traccia già esistente.
Il confronto più citato è con MMA di Ben Cristovao. Stessa struttura ritmica, stesso tipo di groove, stesso mood generale. Non stiamo parlando di una semplice ispirazione lontana, ma di una somiglianza che, per una grossa fetta di pubblico, va ben oltre la coincidenza. Nessun tribunale ha parlato, nessuna causa è stata aperta, quindi sul piano legale non esiste alcuna condanna. Ma sul piano percettivo, quello che conta nel 2025, la puzza di déjà-vu è fortissima.
Il problema non è solo la somiglianza
Il vero casino arriva dopo
Fin qui potremmo fermarci alla solita discussione su ispirazione, reference e zona grigia della musica pop. Il problema vero esplode dopo, quando iniziano a volare segnalazioni copyright contro chi ha provato a remixare il brano.
Diversi produttori si sono visti bloccare contenuti e tracce, non perché stessero spacciando l’originale per loro, ma perché stavano facendo ciò che nel mondo musicale succede da sempre: reinterpretare, remixare, portare il pezzo in altri contesti. Tra questi, il caso che ha fatto più rumore è quello del remix di Logan Rossetto DJ.
Quel remix aveva preso Bam Bam e l’aveva trasformata in qualcosa di diverso: più giovane, più aggressiva, più adatta ai club, una versione che stava girando bene e che, oggettivamente, alzava il livello del pezzo originale. Non lo svuotava, lo potenziava. Eppure è stato bloccato.
Ed è qui che la storia inizia a puzzare sul serio.
Il paradosso che fa incazzare tutti
Difendere come “tuo” qualcosa che già non nasce pulito
La sensazione diffusa è questa: prendi una canzone che molti percepiscono come non del tutto originale, la pubblichi, ci costruisci sopra un’immagine, e poi usi il copyright come clava contro chi la sta facendo vivere meglio, senza nemmeno prendersi il merito dell’idea originale.
È un cortocircuito totale.
Perché se il pezzo nasce già dentro una zona grigia creativa, fare il cane da guardia del copyright diventa una mossa suicida, soprattutto quando i remix non ti stanno danneggiando, ma ti stanno regalando reach, pubblico e contesto.
Uno: ti stavano facendo un favore.
Due: stai difendendo qualcosa che molti ritengono già derivativo.
L’uscita infelice sull’identità
Quando una cosa personale diventa un boomerang comunicativo
A peggiorare il tutto c’è stata anche una comunicazione estremamente delicata gestita nel modo peggiore possibile: l’annuncio pubblico della propria identità come cantante sinto, buttato nel dibattito senza contesto, senza protezioni, nel momento sbagliato.
Il risultato? Non chiarire la situazione artistica, ma spostare il discorso su un piano pericoloso, dando involontariamente spazio a letture tossiche e stereotipi che non c’entrano nulla con la musica. E questo è grave, perché così non danneggi solo te stesso, ma una comunità che non ha nessuna responsabilità in questa storia.
Il punto non è chi sei.
Il punto è cosa fai, come lo fai e come lo comunichi.
Una lezione che vale per tutti
La musica non è solo upload e claim
Questa storia lascia una lezione abbastanza chiara: nel 2025 non basta pubblicare un pezzo e difenderlo a colpi di segnalazioni. Se la tua musica nasce in una zona di confine creativo, devi avere la lucidità di accettare il gioco, soprattutto quando chi remixava stava portando valore e non rubando nulla.
Perché quando usi il copyright come arma, ma l’originalità è già sotto accusa, il rischio non è proteggerti: è sputtanarti da solo.
E a quel punto non servono né comunicati né scuse. Internet decide molto prima.
Copiare è già triste. Copiare, poi fare il paladino del copyright e pure sentirsi un genio è proprio il DLC della vergogna.
Donovan Rossetto

