Corona contro Signorini, questa volta chi incula chi?

Quando uno parla troppo e l’altro parla zero, qualcosa non torna mai cari Ignoranti

Qui non si fa finta di essere neutrali, qui si prende posizione, perché quando uno mette la faccia, i documenti e si prende le querele, e l’altro risponde solo con “ho dato tutto ai miei avvocati”, la bilancia pesa da una parte sola. E sì, questa volta Fabrizio Corona ha ragione a fare il casino che sta facendo, mentre Alfonso Signorini sembra più interessato a tappare buchi che a spiegare.

Corona non è nuovo alle bombe mediatiche, vero, ma c’è una differenza enorme tra il solito teatrino e quello che sta succedendo adesso. Qui non stiamo parlando di gossip da bar o di due DM letti a metà, ma di una narrazione coerente, portata avanti con nomi, contesti, collegamenti e una logica che fa male proprio perché fila troppo liscia per essere liquidata come “follia”. Corona dice una cosa semplice e devastante: esiste (o sarebbe esistito) un sistema, non un episodio isolato, non una chat fraintesa, ma un meccanismo di potere che ruota attorno alla promessa più tossica dello spettacolo italiano, cioè la visibilità.

Il punto non è credere a Corona per fede cieca, il punto è che Signorini non ha mai davvero smentito nel merito. Non una spiegazione, non una ricostruzione alternativa, non una frase chiara tipo “questa cosa non è mai successa e vi spiego perché”. Solo comunicati, avvocati, querele e silenzio stampa. Ed è proprio qui che la storia inizia a puzzare di marcio, perché chi non ha nulla da nascondere di solito parla, soprattutto se ha un microfono enorme come quello di Mediaset.

Corona invece fa quello che fa sempre quando è convinto di essere nel giusto: va fino in fondo, anche sapendo che rischia tutto. Non protegge il brand, non protegge la carriera, non si nasconde dietro frasi di circostanza. Racconta, insiste, rilancia. Ed è qui che diventa scomodo, perché non sta attaccando una persona qualunque, ma un volto simbolo del potere televisivo, uno che da anni decide chi entra e chi resta fuori, chi viene lanciato e chi scompare.

Il cuore della questione non è nemmeno se ogni singolo dettaglio sia vero o falso, ma il contesto che Corona sta smontando pezzo per pezzo. La TV italiana non è un luogo pulito, non lo è mai stato, e far finta che certi giochi non esistano è da ingenui o da complici. Quando qualcuno come Signorini, che ha avuto potere reale sulle carriere di decine di persone, viene chiamato in causa, la risposta non può essere il mutismo selettivo.

E poi c’è un altro dettaglio che pesa come un macigno: la reazione istituzionale immediata contro Corona. Sequestri, blocchi, denunce preventive. Tutto velocissimo. Troppo. Sembra quasi la classica strategia “ammazziamo il messaggero così nessuno ascolta il messaggio”. Ma il problema è che il messaggio ormai è uscito, è ovunque, e più lo si tenta di schiacciare, più diventa evidente che qualcuno ha paura.

Questo articolo non dice “Signorini è colpevole”, perché quello lo decidono i tribunali. Ma dice una cosa chiarissima: Corona, questa volta, sta facendo il lavoro che altri non hanno mai avuto il coraggio di fare. Sta mettendo luce dove per anni c’è stato buio, sta rompendo un equilibrio basato sul silenzio e sulle carriere concesse come favori. E il silenzio di Signorini, in tutto questo, non lo salva, lo affonda.

La domanda finale non è se Corona sia un santo, perché non lo è mai stato, ma perché quando accusa lui scatta sempre il panico generale. Forse perché dice cose che in tanti sanno, ma che nessuno ha mai voluto sentire dire ad alta voce.

E ora che la voce è uscita, davvero pensate che basti una querela per rimettere tutto sotto il tappeto cari Ignoranti?

E poi ci sono gli sfigati

E poi c’è l’altra faccia della merda, quella di cui nessuno vuole parlare perché fa ancora più schifo: chi ha accettato tutto questo per un briciolo di fama. Gente senza talento, senza identità, senza una cazzo di capacità reale, che invece di costruirsi qualcosa si è letteralmente venduta per un’apparizione, due follower in più e l’illusione di contare qualcosa. Morti di fama che barattano la dignità come fosse un gettone del supermercato, convinti che il sistema li renda speciali quando in realtà li rende solo usa e getta. E il bello è che poi si lamentano, piangono, si fanno le vittime, quando la verità è una sola e fa male: se ti vendi perché non vali niente, non sei una vittima del sistema, sei carburante. E il sistema, quando finisce di bruciarti, passa al prossimo senza nemmeno ricordarsi il tuo nome.

Quando il potere ti dice di stare zitto e tu parli lo stesso, non sei pazzo: sei solo diventato pericoloso.

Donovan Rossetto

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