Quando l’estetica inganna e l’organizzazione rovina tutto
Ho deciso di parlare di Voice Art perché, dopo aver frequentato diverse scuole di canto con mia figlia, sento il bisogno di raccontare un’esperienza che considero profondamente negativa. Non per screditare a caso, ma per onestà verso altri genitori che, come me, cercano un luogo serio dove far crescere i propri figli dal punto di vista musicale.
Ho scelto questa scuola inizialmente per un motivo molto semplice: l’aspetto estetico. Gli spazi sono belli, curati, danno l’idea di una realtà moderna e strutturata. Ma purtroppo è proprio lì che finisce tutto. L’apparenza. Perché dietro non ho trovato un progetto solido, né una visione chiara.
Tengo a fare subito una precisazione importante: l’insegnante che ha seguito mia figlia è stata brava, preparata e corretta nel suo lavoro. Il problema non è il singolo docente, ma la gestione generale della scuola, che si è rivelata disorganizzata, superficiale e poco rispettosa.
Il punto di rottura definitivo è arrivato con il saggio di Natale, tenutosi al teatro di San Vito al Tagliamento. Già prima dell’inizio, il clima era pessimo. La persona che dirige la scuola ha avuto atteggiamenti estremamente maleducati, urlando contro persone fuori dal teatro, inclusi anziani, intimando di stare fuori o di chiudere le porte con toni violenti e inaccettabili. Un comportamento che non dovrebbe mai appartenere a chi lavora con famiglie e bambini.
Il saggio era previsto alle 9 di sera, in un giorno lavorativo. Una scelta discutibile per dei bambini. Come se non bastasse, l’evento è iniziato in ritardo, senza alcuna considerazione per il pubblico.
L’apertura è stata, sinceramente, imbarazzante. Un video lunghissimo incentrato esclusivamente sul direttore, montato male, girato in verticale, con immagini mosse e con l’audio originale del video non rimosso, che a tratti copriva la musica. Subito dopo, un monologo di circa mezz’ora, fatto di autocelebrazione, elogi all’amministrazione comunale e richieste di maggiore supporto, il tutto raccontando i propri successi personali. In quel momento la domanda era inevitabile: siamo qui per ascoltare i bambini o per assistere a un’esibizione dell’ego di una sola persona?
Conoscendo un minimo il contesto, è lecito porsi anche un’altra domanda. Chi dirige questa scuola, fino a poco tempo fa, faceva karaoke nei bar. Non c’è nulla di sbagliato nel karaoke, ma è legittimo chiedersi come possa essere un riferimento formativo per bambini che magari sognano un futuro nella musica, non un intrattenimento improvvisato.
Quando finalmente arriva il momento dei bambini, il livello dello spettacolo crolla. Quello che viene presentato come “coro” è in realtà un semplice cantare insieme, senza un vero lavoro corale. Microfoni che funzionano a intermittenza, voci che si perdono, un risultato che ricorda più una recita scolastica natalizia che l’esibizione di una scuola di canto.
La parte dei solisti è ancora peggiore. Microfoni che non funzionano, bambini che cantano e non si sentono per metà dell’esibizione, volumi completamente sbilanciati. Nessuna scusa. Nessuna possibilità di rifare l’esibizione. Nessuna attenzione verso il lavoro fatto dai ragazzi.
Il risultato finale è stato chiaro: ore di attesa per i genitori, tra video e discorsi autoreferenziali, per poi assistere a uno spettacolo tecnicamente fallimentare, causato da attrezzatura scadente e da una gestione incompetente anche dal punto di vista tecnologico. A tutto questo si aggiungono assenza di parcheggi e un atteggiamento generale di sufficienza verso le famiglie.
Questa esperienza non poteva restare non raccontata. Quando si parla di bambini, di passione e di formazione, non si può improvvisare. Non si può mettere se stessi al centro e dimenticare chi dovrebbe essere il vero protagonista: i ragazzi.
La conclusione è semplice. Voice Art è una scuola che sconsiglio a chi cerca serietà, rispetto e un vero percorso musicale per i propri figli. L’estetica non basta. E quando manca la sostanza, il tempo e i soldi spesi non tornano più indietro.
C’è chi usa il palco per far cantare i bambini e chi lo usa per cantarsela da solo: il problema è quando poi pretende di chiamarla scuola.
Donovan Rossetto

