Rissa tra studentesse a Pordenone: tutti filmano, nessuno muove un dito

La generazione del “famo sto video” ha colpito ancora.

Due ragazze che si menano come bestie in mezzo alla strada, un branco di spettatori che invece di intervenire tira fuori il telefono e immortala la scena come fosse un cazzo di evento sportivo. E poi? Tutti a condividerlo nelle chat di scuola, ridendo e commentando. Bentornati nel 2025, l’anno in cui l’empatia è morta e il cervello è rimasto parcheggiato su TikTok.

A Pordenone la situazione sta sfuggendo di mano. In pochi giorni sono stati segnalati due episodi di violenza tra studenti, uno nei pressi dell’autostazione, l’altro in via Fontane. Roba da quotidiano, ormai: la solita lite che parte da un insulto, un commento sull’aspetto fisico o un “mi hai guardata male”, e finisce a calci e pugni davanti a chi invece di separare le due decide che è più figo riprendere tutto.

Secondo quanto riportato dai giornali locali, una delle risse è partita da un’offesa fisica, sfociata poi in un’aggressione davanti a un gruppo di coetanei. Nessuno che provi a fermare la scena, nessuno che chiami le forze dell’ordine o almeno cerchi di tirare via la ragazza aggredita. Tutti col telefono in mano, tutti pronti a pubblicare e a far diventare “virale” un momento di violenza reale.

E il punto è proprio questo: la violenza non è più solo fisica. È psicologica, digitale, permanente. Una volta finiva tutto lì, al massimo qualche giorno di chiacchiere e si passava oltre. Oggi no. Oggi un video finisce online, viene scaricato, condiviso, ricaricato, e diventa una cicatrice indelebile per chi lo subisce. Non importa se la vittima cambia scuola, città o vita: quel momento resta in rete, pronto a riemergere ogni volta.

Gli psicologi lo ripetono da anni: il bullismo amplificato dai social è devastante. Le umiliazioni pubbliche si moltiplicano, il dolore si espande e diventa eterno. Una sola azione diventa un trauma collettivo, accessibile a chiunque con una connessione. E nel frattempo, i ragazzi si convincono che filmare sia “normale”, che ridere di una rissa sia “intrattenimento”.

Negli ultimi giorni, oltre a questi episodi tra studentesse, ci sono state altre risse tra giovani nella zona del parco Querini e dell’autostazione di Pordenone. Ragazzi di varie origini, venti persone coinvolte, e ancora una volta le forze dell’ordine costrette a intervenire per sedare il caos. Qualcuno è scappato, qualcuno è stato identificato. Ma il problema vero non sono solo i pugni, sono le mani che tengono il telefono invece di tendersi per aiutare.

Il mio parere personale cari Ignoranti


Secondo me andrebbero denunciati anche gli spettatori che non intervengono nemmeno chiamando le forze dell’ordine. Perché se vedi una persona presa a calci e decidi di non fare un cazzo, sei parte del problema. E chi filma senza muovere un dito dovrebbe essere condannato allo stesso modo, perché mentre tu riprendi una scena da pubblicare, dall’altra parte c’è qualcuno che rischia la vita. E no, non è “solo un video”: è disumanità.

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